WOOD SCULPTURE IN NEPAL JOKERS AND TALISMANS, MAX ITZIKOVITZ, BERTRAND GOY

ETHNOFLORENCE

2009

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INDIAN AND HIMALAYAN FOLK AND TRIBAL ARTS

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PHOTO EXTRACT FROM

WESTERN NEPAL

THE ARCHETYPIC ICONOGRAPHY

OF A LIVING ARTISTIC TRADITION

PART I & II

 

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WOOD SCULPTURE IN NEPAL JOKER AND TALISMANS

MAX ITZIKOVITS & BERTRAND GOY

9788874395095[1]

http://www.ibs.it/code/9788874395095/goy-bertrand/wood-sculpture-nepal.html

Ogni collezione, come la tela del pittore o lo spartito musicale del musicista, ha i suoi tratti peculiari, una sorta di fil rouge che rende unica ed irripetibile, la recherche del collezionista.

A prima vista disomogenee complesse collezioni di vari settori delle arti premiers e di arte contemporanea riunite da un singolo collezionista, ad una più attenta analisi possono disvelare invece evidenti connessioni e punti di contatto, rivelandoci come il collezionista abbia ‘inseguito’ quella nota specifica, quel tratto peculiare, quell’archetipo universale in materiali solo all’apparenza incompatibili e differenti.

Solo oggi capisco come questa fosse la filosofia del compianto amico e collezionista di Barcellona Gustavo Gili.

Nel catalogo Passione d’Africa (pag.193) Chantal Dandrieu delinea il carattere , il criterio di ricerca in campo africano di Max Itzikovitz , tipico di un occhio indipendente, non conformato alle direttive ed agli stereotipi del mercato, sempre pronta a scoprire “…cose nuove e ignorate” e senza il timore di difendere le proprie nuove scoperte.

In un breve quanto formale scambio di opinioni sull’arte Himalayana Itzikovitz mi scrisse che era alla ricerca di capolavori.

Frutto di una ricerca trentennale la sua collezione Himalaica sembra ispirarata da questo presupposto estetico. Le parole della Dandrieu sul suo carattere trovano conferma nel ricordo del suo primo acquisto in questo settore, la ‘discovery’ di una anonima e misteriosa maschera, qualcosa che non assomigliava a niente che avesse visto in precedenza. Non sapeva nemmeno da quale area provenisse. In seguito Itzikovitz decise di acquistarne altre della stessa tipologia, senza preoccuparsi dell’assenza di un “notorious pedigree”, uso, o attribuzione etnica. Una “unusual practice among lovers of primitive arts” sempre ansiosi di osservare “the unchallengeable” criteri dell’età, autenticità, origine. Libero da ogni pregiudizio, sorretto soltanto dalla sua intuizione, collezionò oggetti senza storia guidato dal criterio estetico e da “fresh eyes”, allibito da back sides che ogni collezionista si sognerebbe di trovare in “a very ancient Dan mask from the Ivory Coast, or a Quiche one from Guatemala…”.

Il nome che Max Itzikovitz ha dato ad alcuni dei suoi oggetti Himalaici disvela probabilmente in parte il fil rouge della sua eterogena ricerca intellettuale di un archetipo universale “Baule monkey begging”, “Olga, Tribute to Picasso”, “Francis Bacon’s prize.fighter”, “The astonished Inuit”, “The Gesuit”, “The Batak” “Boris Karloff in meditation” “Fantomas” “The monkey with eyes shut” etc.

Con il catalogo WOOD SCULPTURE IN NEPAL JOJERS AND TALISMANS scopriamo un lato ineidito di questo collezionista internazionale di Arti Premiers, una sorta di parziale autobiografia, uno specchio nel quale si riflette una parte della sua anima più intima, non soltanto un catalogo settoriale, ma il maturo frutto di una mistica ricerca visuale, ineludibile capitolo di un percorso ….. della sua indipendente, personale, peculiare ed instancabile recherche archetipica interdisciplinare.

I testi del catalogo sono a cura di Bertrand Goy, Gisèle Krauskopff, Henri Bancaud per i Tipi della 5 Continenti Edizioni 2009.

 

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